Wednesday, April 29, 2009
Mi piaceva mostrare il mio entusiasmo per l'incontro con quello che secondo me e' un grande scrittore contemporaneo.

Io prima:




Io dopo:



Lui - Luk'janenko:




Tante volte le immagini dicono piu' di 1000 parole. ^_^
 
posted by Federica at 8:47 AM | 1 comments
Chi io!? Sognata una cosa folle stanotte!? Ma noooo.. no, no... no, proprio no.
Perche' poi!?
 
posted by Federica at 2:55 AM | 2 comments
Tuesday, April 28, 2009
... ovvero come la piu' grande schifezza sui vampiri (Twilight) meriti questa immagine:





Chi l'ha ideata e' un grande!
Portate pazienza ma quella porcata che qualcuno chiama libro davvero non la sopporto.
Grazie a Signorin-Din per avermela inviata.

baci
 
posted by Federica at 11:40 AM | 0 comments
Eeeeh siccome sono un po' "bugiardella".....

Speriamo che per stasera l'inc*****ra mi sia passata, via!
 
posted by Federica at 11:38 AM | 3 comments
Devo ammetere che un po' mi vergogno: sono giorni che faccio sogni un po' folli e tutti hanno - oltre a me - protagonisti presi dalla TV.
Comunque un'amica mi ha detto (minacciato forse e' il termine piu' corretto ^_~) che dovevo darmi una mossa e postare lo stesso. Alla fine penso che abbia ragione lei, tra qualche anno, rileggendo questo post moriro' dal ridere come mi accade oggi leggendo i sogni che facevo nel 2006... incubo a parte.

Questa notte ho sognato molta gente, tutti amici e un paio di personaggi della TV: i protagonisti di SVU, Elliot e Olivia.
Eliott teneva in braccio un bambino appena nato. Era minuscolo e dava l'idea di grande fragilita'. Ma lui lo teneva stretto a se', lo proteggeva con sicurezza. Sapevi, guardandolo, che non avrebbe permesso che nulla al mondo potesse fargli del male.
E' a questo punto che tutti gli altri, amici e non, scompaiono. Resto solo io, ma come spettatrice esterna.
Vedo come Elliott si adopri senza sosta per quel bimbo. E' un padre single e deve fare tutto da solo. Fa piu' di un lavoro al giorno, sembra instancabile, non cede mai. Magari ha vestiti lisi addosso, ma al bimbo non fa mancare nulla.

Tutto sommato un sogno molto rilassante.
 
posted by Federica at 6:32 AM | 0 comments
Saturday, April 25, 2009
Seconda notte nella capitale Ceca, secondo sogno degno di nota.

Questa volta non sono da sola, nel sogno c'e' anche mio marito. Entrambi conosciamo benissimo Allison Duboise, la protagonista della serie TV Medium. E' un'amica di famiglia.
Dobbiamo andare insieme ad uno spettacolo serale in un locale (sara' che qui a Praga ci sono locali di qualunque tipo). Il titolare del locale e' un amico di Allison. Lo spettacolo consiste in un incontro di lotta tipo wrestling. Ospite della serata un famosissimo lottatore che tutti noi sembriamo conoscere ed idolatrare (premetto che non seguo affatto nessun tipo di sport di questo tipo).
Arriviamo al locale ma lo spettacolo e' stato sospeso perche' il lottatore e' malato. Pero', siccome conosciamo il proprietario, riusciamo ad entrare lo stesso per salutare il povero malato che troviamo tutto rannicchiato in un letto matrimoniale insieme al figlioletto. Lo salutiamo ed Allison e' particolarmente dolce con lui. Poi usciamo e torniamo ognuno a casa propria. Ma durante la notte faccio un sogno premonitore: il lottatore s'e' invaghito di Allison, ha scoperto che lei e' sposata e pensa di essere stato illuso. Quindi, per vendicarsi, decide di mettere una bomba al centro commerciale dove lei e' solita andare a fare la spesa. la bomba esplodera' a breve. Chiamo di corsa Scanlon e gli espongo il problema. Lui prende la macchina, stava sotto la doccia ed esce in accappatoio bianco, e corriamo al centro commerciale per impedire l'esplosione.
Arrivati a destinazione vi troviamo anche il lottatore che sta ancora mettendo la bomba, quindi comincia una collutazione e Scanlon, visto che l'altro e' un atleta, sembra avere la peggio. Presa dalla disperazione di non riuscire ad impedire la cosa, prendo un tavolino e lo tiro contro il tizio. Riesco cosi' ad immobilizzarlo sotto le gambe dal tavolo.
Tutto e' bene cio' che finisce bene.

Fede
 
posted by Federica at 8:41 AM | 1 comments
No, non ho sognato Praga, ma semplicemente sono a Praga e poiche' ho sognato tutte le sere da quando sono qui, il titolo del post mi sembrava appropriato. Si vede che Praga concilia i sogni e siccome gia' io non sogno affatto cose strane.....

Sono a casa dei miei genitori. Decido di uscire a farmi una passeggiata perche' dentro fa troppo caldo (la stanza dell'albergo e' molto calda, quindi immagino che suddassi davvero nel sonno).
Comincio a passeggiare in cortile a 4 zampe. Dopo un po' mi domando, da sola, perche' diavolo stia camminando in questa maniera non solo ridicola ma anche difficile. Decido cosi' di alzarmi e di camminare saltando, perche' so di saper saltare molto bene e molto in alto. comincio a saltare ed ogni salto mi porta sempre piu' in alto finche' non finisco col volare. A questo punto penso di essere inseguita ma non so da chi. Quindi decido di atterrare perche' in cielo sono fin troppo individuabile, meglio nascondersi nella folla di Roma. Scendo in un viale molto largo e alberato. Al centro della strada c'e' Darth Vader con alcune guardie imperiali. Ma io non mi perdo d'animo e decido di combattere finendo con lo sconfiggerli tutti, Vader incluso.
E qui mi sono svegliata.
 
posted by Federica at 8:33 AM | 2 comments
E´ un vecchio sogno ma non ho avuto il tempo di postarlo prima.
Era di sabato scorso.

Torno a casa dal lavoro in bicicletta. Abito in una bella palazzina che sembra una di quelle di Brooklyn: non molto alta, massimo 3/4 piani, ingresso con scaletta e porta coi vetri.
Abito a piano terra al primo appartamento sulla sinistra. Di lato, sullo stesso piano abita Lupin III. Ovviamente lui non s'e' mai presentato a me come Lupin, ma io so che e' lui. Mentre metto via la bicicletta e la spesa per entrare nel mio appartamento arriva un poliziotto, mi mostra il distintivo e mi chiede se sono a conoscenza dell'identita' del mio vicino di casa. Pur non conoscendo bene Lupin decido comunque di coprirlo e cosi' affermo di non averne la minima idea. So che e' un ragazzo simpatico col quale ci si saluta con cortesia se ci si introntra sul pianerottolo, piu' le solite cortesie tra vicini: "Mi e' finito il sale, hai da prestarmene... hai un po' di zucchero... ecc. ecc."
Il poliziotto e' deluso ma va via.
Come questi esce dal palazzo, scende dal primo piano Geimon (ebbene si', ha un appartamento al primo piano e Gigen vive all'ultimo, ovvero al quarto piano).
Mi si avvicina e mi dice che devo assolutamente parlare con Gigen perche' e' malato e si rifiuta di curarsi. Prima di tutto provo a fargli capire che non conosco affatto il suo amico Gigen e che non credo proprio che possa dare retta a me se non da' retta a lui.
Ma Geimon si oppone fermamente: "Se gli parli tu," dice "si fara' curare. Ne sono certo!"
Riesce convincermi. Quindi salgo le scale per andare alla mensa condominiale, sita al terzo piano. Li', come speravo, incontro Gigen e gli chiedo se posso sedermi a mangiare vicino a lui, proprio come fossimo all'universita'. Lui mi risponde di si' ed io ne approfitto subito per chiedergli come si sente. Mi risponde che per ora i sintomi della malattia - che scopro essere tumore ai polmoni - non si fanno sentire. Gli dico che deve sottoporsi alle cure perche' i dottori hanno detto che ha buone possibilita' di successo e, senza neanche insistere tanto, lo convinco.
Buon per lui.
Qui mi sono svegliata.
 
posted by Federica at 8:14 AM | 2 comments
Monday, April 20, 2009
Domenica notte ho sognato una vera chicca:
Jack Bauer e Tony Almeida (due dei protagonsti della nota serie TV "24") che si baciavano appassionatamente. Scoprivano il loro amore reciproco durante un attacco alla Terra da parte di alieni che dovevano aver visto alcune delle serie animate giapponesi, visto che ci bombardavano con dei robottoni niente male.
Noi - io, Jack, Tony ed altri - si difendeva il pianeta per quanto era possibile. Ho sognato un qualcosa di molto simile ai film di fantascienza degli anni '50.

ciau
 
posted by Federica at 9:33 AM | 2 comments
Friday, April 17, 2009
- La mia risposta:
"Cosa giustissima la liberta' di parola e di pensiero. Ma, allo stesso
modo, non sono d'accordo.
Gli abruzzesi sono un popolo coraggioso, fiero, orgoglioso, pronto a
mettersi in moto in qualunque momento. Loro non hanno mai chiesto
nulla se non giustizia per le morti che si potevano evitare. Per
questo ho fatto la donazione e ne vado fiera. Mi fa specie che a
parlare sia un siciliano che sa benissimo che se una cosa del genere
fosse accaduta li', in Sicilia, dove regna la Mafia e dove si piange solo
per avere dallo Stato senza mai dare nulla in cambio perche' non si e'
mai presenti e se si era presenti si dormiva.
Non devono essere quelle povere persone che hanno perso tutto a pagare
per dei governanti ladri. Che pensasse a fare piu' campagna politica
contro il PDL che in Sicilia stravince e che pensasse di promulgare la
causa per la quale i soldi stanziati per l'inutile Ponte sullo Stretto,
vadano invece ai terremotati. Che facesse politica diretta contro
quegli stessi politici che ritiene ladri e combattesse per quelle cose
che denuncia e non far pagare lo scotto di
una colpa che non hanno ad altri ancor piu' poveracci.

ciau

Fede"
 
posted by Federica at 8:15 AM | 0 comments
Mi e' arrivata per posta una mail intitolata "Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi raccoglie fondi per le popolazioni terremot ate in Abruzzo...".
So che sta circolando parecchio in questi giorni, cosi' mi permetto di replicare sul mio Blog e poi se trovo l'indirizzo giusto, provero' anche li'.
Copoi di seguito prima la mail, poi la mia risposta: "Scusate, ma io non darò neanche un centesimo di euro a favore di chi
raccoglie fondi per le popolazioni terremotate in Abruzzo. So che la mia
suona come una bestemmia. E che di solito si sbandiera il contrario, senza
il pudore che la carità richiede. Ma io ho deciso. Non
telefonerò a nessun
numero che mi sottrarrà due euro dal mio conto telefonico, non
manderò
nessun sms al costo di un euro. Non partiranno bonifici, né
versamenti alle
poste. Non ho posti letto da offrire, case al mare da destinare a famigliole
bisognose, né vecchi vestiti, peraltro ormai passati di moda.

Ho resistito agli appelli dei vip, ai minuti di silenzio dei calciatori,
alle testimonianze dei politici, al pianto in diretta del premier. Non mi
hanno impressionato i palinsesti travolti, le dirette no - stop, le scritte
in sovrimpressione durante gli show della sera. Non do un euro. E credo che
questo sia il più grande gesto di civiltà, che in questo
momento, da
italiano, io possa fare.

Non do un euro perché è la beneficienza che rovina questo
Paese, lo
stereotipo dell'italiano generoso, del popolo pasticcione che ne combina di
cotte e di crude, e poi però sa farsi perdonare tutto con questi
slanci nei
momenti delle tragedie. Ecco, io sono stanco di questa Italia. Non voglio
che si perdoni più nulla. La generosità, purtroppo, la
beneficienza, fa da
pretesto. Siamo ancora lì, fermi sull'orlo del pozzo di Alfredino, a
vedere
come va a finire, stringendoci l'uno con l'altro. Soffriamo (e offriamo) una
compassione autentica. Ma non ci siamo mossi di un centimetro.

Eppure penso che le tragedie, tutte, possono essere prevenute. I pozzi
coperti. Le responsabilità accertate. I danni riparati in poco tempo.
Non do
una lira, perché pago già le tasse. E sono tante. E in queste
tasse ci sono
già dentro i soldi per la ricostruzione, per gli aiuti, per la
protezione
civile. Che vengono sempre spesi per fare altro. E quindi ogni volta la
Protezione Civile chiede soldi agli italiani. E io dico no. Si rivolgano
invece ai tanti eccellenti evasori che attraversano l'economia del nostro
Paese.

E nelle mie tasse c'è previsto anche il pagamento di tribunali che
dovrebbero accertare chi specula sulla sicurezza degli edifici, e dovrebbero
farlo prima che succedano le catastrofi. Con le mie tasse pago anche una
classe politica, tutta, ad ogni livello, che non riesce a fare nulla, ma
proprio nulla, che non sia passerella.

C'è andato pure il presidente della Regione Siciliana, Lombardo, a
visitare
i posti terremotati. In un viaggio pagato - come tutti gli altri - da noi
contribuenti.
Ma a fare cosa? Ce n'era proprio bisogno?
Avrei potuto anche uscirlo, un euro, forse due. Poi Berlusconi ha parlato di
"new town" e io ho pensato a Milano 2 , al lago dei cigni, e al neologismo:
"new town".
Dove l'ha preso? Dove l'ha letto? Da quanto tempo l'aveva in mente?

Il tempo del dolore non può essere scandito dal silenzio, ma tutto
deve
essere masticato, riprodotto, ad uso e consumo degli spettatori. Ecco come
nasce "new town". E' un brand. Come la gomma del ponte.

Avrei potuto scucirlo qualche centesimo. Poi ho visto addirittura Schifani,
nei posti del terremoto. Il Presidente del Senato dice che "in questo
momento serve l'unità di tutta la politica". Evviva. Ma io non sto
con voi,
perché io non sono come voi, io lavoro, non campo di politica, alle
spalle
della comunità. E poi mentre voi, voi tutti, avete
responsabilità su quello
che è successo, perché governate con diverse forme - da
generazioni - gli
italiani e il suolo che calpestano, io non ho colpa di nulla. Anzi, io sono
per la giustizia. Voi siete per una solidarietà che copra le amnesie
di una
giustizia che non c'è.

Io non lo do, l'euro. Perché mi sono ricordato che mia madre, che ha
servito
lo Stato 40 anni, prende di pensione in un anno quasi quanto Schifani
guadagna in un mese. E allora perché io devo uscire questo euro? Per
compensare cosa? A proposito. Quando ci fu il Belice i miei lo sentirono
eccome quel terremoto. E diedero un po' dei loro risparmi alle popolazioni
terremotate.
Poi ci fu l'Irpinia. E anche lì i miei fecero il bravo e simbolico
versamento su conto corrente postale. Per la ricostruzione. E sappiamo tutti
come è andata. Dopo l'Irpinia ci fu l'Umbria, e San Giuliano, e di
fronte lo
strazio della scuola caduta sui bambini non puoi restare indifferente.

Ma ora basta.

A che servono gli aiuti se poi si continua a fare sempre come prima?
Hanno scoperto, dei bravi giornalisti (ecco come spendere bene un euro:
comprando un giornale scritto da bravi giornalisti) che una delle scuole
crollate a L'Aquila in realtà era un albergo, che un tratto di penna
di un
funzionario compiacente aveva trasformato in edificio scolastico, nonostante
non ci fossero assolutamente i minimi requisiti di sicurezza per farlo.

Ecco, nella nostra città, Marsala, c'è una scuola, la
più popolosa,
l'Istituto
Tecnico Commerciale, che da 30 anni sta in un edificio che è un
albergo
trasformato in scuola. Nessun criterio di sicurezza rispettato, un edificio
di cartapesta, 600 alunni. La Provincia ha speso quasi 7 milioni di euro
d'affitto
fino ad ora, per quella scuola, dove - per dirne una - nella palestra lo
scorso Ottobre è caduto con lo scirocco (lo scirocco!! Non il
terremoto! Lo
scirocco! C'è una scala Mercalli per lo scirocco? O ce la dobbiamo
inventare?) il controsoffitto in amianto.

Ecco, in quei milioni di euro c'è, annegato, con gli altri, anche
l'euro
della mia vergogna per una classe politica che non sa decidere nulla, se non
come arricchirsi senza ritegno e fare arricchire per tornaconto.

Stavo per digitarlo, l'sms della coscienza a posto, poi al Tg1 hanno
sottolineato gli eccezionali ascolti del giorno prima durante la diretta sul
terremoto. E siccome quel servizio pubblico lo pago io, con il canone, ho
capito che già era qualcosa se non chiedevo il rimborso del canone
per
quella bestialità che avevano detto.

Io non do una lira per i paesi terremotati. E non ne voglio se qualcosa
succede a me. Voglio solo uno Stato efficiente, dove non comandino i furbi.
E siccome so già che così non sarà, penso anche che il
terremoto è il gratta
e vinci di chi fa politica. Ora tutti hanno l'alibi per non parlare d'altro,
ora nessuno potrà criticare il governo o la maggioranza (tutta, anche
quella
che sta all'opposizione) perché c'è il terremoto. Come l'11
Settembre, il
terremoto e l'Abruzzo saranno il paravento per giustificare tutto.

Ci sono migliaia di sprechi di risorse in questo paese, ogni giorno. Se solo
volesse davvero, lo Stato saprebbe come risparmiare per aiutare gli
sfollati: congelando gli stipendi dei politici per un anno, o quelli dei
super manager, accorpando le prossime elezioni europee al referendum. Sono
le prime cose che mi vengono in mente. E ogni nuova cosa che penso mi monta
sempre più rabbia.

Io non do una lira. E do il più grande aiuto possibile. La mia
rabbia, il
mio sdegno. Perché rivendico in questi giorni difficili il mio
diritto di
italiano di avere una casa sicura. E mi nasce un rabbia dentro che diventa
pianto, quando sento dire "in Giappone non sarebbe successo", come se i
giapponesi hanno scoperto una cosa nuova, come se il know - how del Sol
Levante fosse solo un' esclusiva loro. Ogni studente di ingegneria fresco di
laurea sa come si fanno le costruzioni. Glielo fanno dimenticare all'atto
pratico.

E io piango di rabbia perché a morire sono sempre i poveracci, e nel
frastuono della televisione non c'è neanche un poeta grande come
Pasolini a
dirci come stanno le cose, a raccogliere il dolore degli ultimi. Li hanno
uccisi tutti, i poeti, in questo paese, o li hanno fatti morire di noia.

Ma io, qui, oggi, mi sento italiano, povero tra i poveri, e rivendico il
diritto di dire quello che penso.

Come la natura quando muove la terra, d'altronde.

(Giacomo Di Girolamo, redattore del Giornale di Sicilia)"

Segue sul prossimo post la mia risposta.
 
posted by Federica at 8:11 AM | 0 comments
Wednesday, April 01, 2009
CONDOMINIO

Nel condominio ci si apprestava a giocare a canasta come tutti i giovedi’ sera.
“Perche’ canasta?” domando’ Giovanni mentre accendeva la TV: c’era l’ultima regata di Luna Rossa, non se la sarebbe persa per nulla al mondo.
“Perche’ la vela?” domando’ a sua volta Cinzia.
Giovanni prese il pacchetto di sigarette e Cinzia capi’ che non c’era risposta. Erano sposati da troppi anni ormai per mettere in discussione le basi del loro rapporto e le cose andavano bene cosi’.
“Canasta!” sorrise Giovanni buttando fuori il fumo che aveva inspirato.
Cinzia annui’.
“Quanto e’ ormai che giochi con i nostri vicini?” continuo’ lui.
“Due anni”
“E quando pensate di studiarvi le regole?”
Cinzia alzo’ le spalle “Giochiamo solo per divertimento... per stare insieme. Le regole sono secondarie non trovi? E se cominciassimo a litigare? Non abbiamo piu’ l’eta’ per litigare, Giovanni!”
La regata stava per iniziare e l’attenzione di lui fu tutta per lo schermo della televisione.
“Devi smettere di fumare. Quella roba ti fa solo del male!” disse lei, ma non era sicura che il marito l’avesse sentita: le barche si erano allineate vicino alla partenza.
Cinzia usci’. Chiuse la porta delicatamente e scese le scale di un piano. Quella storia andava avanti da due anni e per molti altri sarebbe proseguita, uguale a se stessa, in quella ripetitivita' di gesti che e' propria degli anziani.
Quella sera avrebbero giocato da Domenico, al piano terra. Domenico era un ometto di circa ottanta anni, attaccato alla vita come pochi altri. Era sopravvissuto alla moglie e purtroppo anche alla figlia, ma soprattutto era sopravvissuto a tutte le dicerie sul suo conto. Per un certo periodo si racconto’ persino che avesse sequestrato la figlia e l'avesse chiusa in una delle camere della sua grande casa.
L’inquilina del terzo piano lo raccontava spesso a quella del secondo, stando attenta a non affacciarsi troppo dal balcone per la paura che lui potesse scorgerla.
Ovviamente Domenico sentiva tutto, persino i pianti della neonata del quinto piano, e non si lamentava mai. La vita che circondava il suo appartamento non lo disturbava affatto, anzi. Da tutti quei suoni estrapolava la vita e la faceva sua, come una spugna sulla riva di un fiume continua ad assorbirne l’acqua.
Domenico non era molto alto ma gli piaceva quella prospettiva dalla quale osservare gli altri : li studiava, mentre passavano oltre. Li osservava andar via per sempre e riusciva a tirare le somme della loro esistenza attraverso gli occhi di parenti ed amici presenti al funerale.
Non c'era un funerale nella sua parrocchia che si perdesse. Era li' per vecchi amici, per parenti, per semplici conoscenti e persino per gli sconosciuti e anonimi abitanti del quartiere.
Amava passeggiare in silenzio e osservare i negozi lungo le strade. Camminando, giorno dopo giorno, aveva visto chiudere prima la macelleria, poi il veterinario e persino l'elettrauto. Al cambiare dei tempi resistevano soltanto i due bar, l'alimentari e il negozio di cornici.
Aveva pochissimi amici e Cinzia era una di questi. Neanche Giovanni amava passare del tempo con Domenico.
Giulia era un'altra delle sue amiche della canasta. Abitava al quarto piano, era piena di vita nonostante i suoi sessantacinque anni compiuti. Non badava alla dicerie del condominio tanto quanto non ci badassero Domenico e Cinzia. Forse era per questo che si trovavano bene a giocare a canasta senza sapere nemmeno le regole.
Giulia non era mai stata sposata anche se di uomini ne aveva avuti molti. Aveva vissuto bene anche da sola, facendo affidamento solo su stessa. Pensava che le maldicenze su di lei fossero dettate dall'invidia per la sua liberta'. Aveva lavorato a lungo e aveva una pensione di tutto rispetto. Era soddisfatta di se', della sua vita, perche' poteva permettersi di guardare indietro senza avere rimpianti.
Anche Cinzia accettava la vita per quella che era nonostante la sua malattia. Le ossa la facevano soffrire, ma andava avanti cercando di godersi tutto quello che la vita le offriva. Non aveva paura di andare avanti.
Domenico, poi, sembrava alieno a queste preoccupazioni. Giocava e rideva, camminava per ore ed osservava il mondo circostante con occhi neutrali, non per giudicare ma solo per osservare.
Fuori il mondo cambiava e Domenico osservava.
Il tempo passava inesorabile e molti degli inquilini del condominio non c'erano piu', sostituiti da giovani coppie con figli. Domenico era andato a tutti i loro funerali, anche a quello della maldicente signora del terzo piano.
Eppure, anno dopo anno, loro tre continuavano a giocare a canasta tutti i giovedi' sera.
Anche Giovanni, con grande dolore di Cinzia, se n'era andato per sempre. Il giorno del suo funerale, Domenico e Giulia, erano li' in prima fila accanto all'amica.
Quel giorno cambio' molte cose.
Da quel triste evento giocavano piu' spesso a canasta ed avevano persino imparato le regole.
Giulia e Cinzia avevano cominciato a passeggiare con Domenico, tutti i giorni. Osservavano in silenzio il quartiere con lui, poi ne discutevano a casa. Parlavano di molte cose tra loro ma mai una volta una sola parola sulla loro innaturale longevita'. Sospiravano alla vita e andavano avanti. Cinzia stava sempre meglio tanto che le ossa sembravano persino essersi rafforzate. Non soffriva piu' cosi' tanto come prima.
Le cose andavano bene finche' una mattina come tutte le altre, uscirono per andare a passeggiare e incontrarono Adele.
Adele era una bambina di cinque anni. Da poco i suoi genitori erano venuti ad abitare al secondo piano del condominio. Adele li osservo' in silenzio, ad occhi sgranati. Il papa' era lontano, era fuori dal portone per prendere la spesa dalla macchina. La bambina sembro' indicare i tre vecchi amici ma il suo dito indice punto' oltre, dietro le loro spalle dove non sarebbe dovuto esserci niente e nessuno se non la porta chiusa dell'appartamento di Domenico.
Ma Adele, nella sua innocenza, vedeva la nera signora con la falce, la vedeva perfettamente. Vedeva la sua tunica nera finire sotto i piedi di Domenico, confondersi nella sua ombra.
Il vecchio le sorrise.
Si chino' su di lei portandosi l'indice alle labbra: “Se non ti porrai delle domande anche tu potrai vivere per sempre. Non ti reclamero'. E' mio diritto farlo se trovo qualcuno che ne valga la pena.”



FINE

Federica M.
 
posted by Federica at 1:18 PM | 2 comments